Note Critiche

Rassegna stampa

Dicono di lei

Valeria Trombetti giornalista del Corriere dell'Umbria
Entrando nella Cappella Gazzoli, si viene avvolti dalle atmosfere quasi eteree di Valentina Angeli, con i suoi paesaggi, in realta' luce intorno a cui costruisce boschi onirici, dal colore tenue,un po' evanescente, dove il tempo sembra essersi fermato."
(Valeria Trombetti giornalista del Corriere dell'Umbria)
Laura Rivola giornalista del Messaggero
Ricchi di mistero e di simbologia i bellissimi boschi di Valentina Angeli, macchie di colore, luce che traspare, sogno.
ARTE SEZZE di Torino 30 aprile 2009
Valentina Angeli presenta delle visioni naturalistiche uscite dal sogno e dall'anima, scaturite come da una fonte primordiale di emozione e mistero al cospetto della grandiosita' del creato.
Prof. Ivo Fucelli
L'impressione subitanea è quella di un luogo osservato, contemplato, in qualche modo vissuto,ma fuorviante semplicemente perche' quel luogo non esiste. E',invece una finestra dell'immaginazione dove l'artista ha sospeso nella pigmentazione pittorica la velocita' della luce, la vibrazione delle foglie, la sonorita' del vento, lasciando allo sguardo uno spiraglio da cui penetrare l'orizzonte, colto nella suggestione di un attimo e di un giorno che non ha riferimenti di tempo. Un non luogo, solo immaginato, forse desiderato, dove non c'è rappresentata figura umana perchè Tu sei nella composizione e davanti ad essa, immagine riflessa di uno specchio che ti restituiscelLa tua personalissima emozione.
Pino Bonanno (critico d'arte)
Il suo impegno è sempre orientato a leggere e capire il disegno enigmatico della natura, di una realtà che ci invade e ci snerva per significati più profondi e meno apparenti di quanto rivelato dal nostro sguardo. Nelle sue opere, la luce, l'intuizione per lo squarcio che rivela e descrive, non è solo una luce fisica, un tracciato esterno di nessi e sensi, ma l'espressione di una "rivelazione", uno scuotimento interiore che illumina tutta l'intuizione, l'idea poetica. Costruisce l'opera partendo dall'idea delle apparenze di un mondo sensibile interiore, secondo il quale la ragione dominante si articola secondo norme compositive dettate dagli umori, dagli scarti esistenti fra i vari toni e le diverse tinte. Per Valentina, il processo elaborativo e l'esito finale esprimono, insieme, un'emozione che determina il senso dell'opera e la traccia di un'intuizione che si fa idea originaria, segno e significato finale. Nonostante i valori emotivi sempre espressi nelle opere, il suo lavoro pittorico è anche frutto di un deciso processo mentale e un meticoloso e calibrato uso del colore come materia di riflessione in perenne fermento, che esplode e implode a seconda delle condizioni umorali dell'idea primaria.
Prof. Gilberto Madioni (critico d'arte) - Siena settembre 2011
Di fronte alle opere di Valentina Angeli , viene immediatamente di porsi delle domande. Quali rapporti la pittrice di Terni ha con il mondo che la circonda o quello immaginario dove vorrebbe trovarsi in un qualsiasi giorno dell'anno o in differenti stagioni. Un piccolo Eden il suo, dove ognuno di noi vorrebbe trovare quella pace e serenità che la vita quotidiana ci nega .La luce è l'elemento principe nella pittura della Angeli. Una luce che ha del soprannaturale o del divino attraverso la quale ella domina le migliaia di vibrazioni di verdi (ed in pittura si sa bene quanto difficile sia questo colore). Una natura immacolata , quasi incredibile , dove non appare l'elemento umano ma che Valentina sente nel profondo del suo io interiore. Di fronte ad un Autunno ci si sente quasi impotenti, perché la forza della natura ed il bagliore improvviso della luce , ci rende timorosi su quanto la natura possa prepararci. Un autunno bello e triste forse anche per la Angeli, che affronta l'inverno con colore viola dove gli arbusti fra la nebbia, sembrano non avere più vita. Molto belli Mezzogiorno sul fiume e Carezza di luce , due immagini surreali della natura , dove la luce ha un che di astrale. L'arte per Valentina Angeli non è una questione di teorie della conoscenza o di chissà quali altre interpretazioni filosofiche , ma una necessità. La razionalità con la quale crea le immagini della natura è schiettezza che proviene dal cuore prima ancora che dal cervello o da qualche mediazione culturale. Valentina elabora una produzione tesa a cogliere il sacro dell'azione , l'eternità silenziosa al di là del tempo. Il punto di partenza della pittrice definito da una rigorosa alternanza di luce e di ombre, è tutto italiano pur perseguendo gli indirizzi paralleli a quelli della pittura del '900. La mostra alla expo di Spoleto 2011 vede l'Angeli protesa a emancipare la sua ricerca formale della rappresentazione realistica della natura che pure non disconosce una sua verità universale. Dipinge i suoi paesaggi , la sua terra "verde" che non avverte alcun pericolo di mutamento apocalittico , cercando di non sottrarre ad essi il meglio della loro essenza lirica. Continuerà a farlo perchè dipingendo , dipingerà sé stessa.
Pino Bonanno (critico d'arte)
Opera di grande forza espressiva in cui l'attenta esecuzione tecnica è pari alla scelta del gioco cromatico, la cui luce prevale nell'equilibrio dell'insieme. L'artista, con ciò,dimostra un ottimo livello espositivo perseguito nella intelligente osservazione della natura fra emozioni e vibrazioni interiori. Opera preziosa per l'intuizione espressiva e per l'evoluta capacità pittorica di manifestare metafisicamente i propositi creativi".
Andrea Marinelli (Assessore alle Culture di Recanati)
Siamo lieti di ospitare la personale di Valentina Angeli nelle preziose sale del Museo Civico di Villa Colloredo Mels. Sale e spazi estremamente prestigiosi che vengono concessi solo a chi crea e respira la vera arte. Valentina Angeli ha il taglio della grande artista perche' alcune caratteristiche della sua pittura sfiorano la perfezione. Bellissimi i suo figurativi che prendono forma da pennellate decise e si accendono di colori sapientemente dosati, cosi come quasi magica appare la sua capacita' di catturare la luce. Una magia che ci restituisce delle opere preziose e di rara bellezza. Come Assessore alle Culture auguro alla a Mostra tutta il successo che indubbiamente merita data la qualita' dell'artista, sicuro che culturalmente rappresentera' un punto di riferimento fondamentale nella programmazione di questo fine anno.
Francesco Fiordomo (Sindaco di Recanati)
Prosegue all'insegna dell'altissima qualita' l'attivita' espositiva a Villa Colloredo Mels e accoglie per questa occasione Valentina Angeli, pittrice umbra dal grandissimo talento. Un'artista che ha saputo raccogliere le suggestioni della sua terra d'origine trasformandole in arte. Prendono cosi vita nei suoi dipinti i meravigliosi paesaggi umbri, animati da una profonda carica emotiva dove la luce si manifesta come elemento dominante richiamando una dimensione più profonda, dai contorni metafisici. Auguro dunque alla mostra tutto il successo che merita, sicuro che rappresentera' un punto di riferimento importante sia per tutti i recanatesi sia per i tanti turisti che ogni giorno visitano la nostra città.
Prof. Paolo Cicchini (critico d'arte)
La pittura di Valentina Angeli è la traduzione figurale della dottrina "Luriana" della Luce. L'artista si solleva dalla dimensione del quotidiano e, sciogliendo se stessa dai legami di schemi mentali consacrati dal conformismo di secoli, ricerca il senso dell'esistenza ben oltre la dimensione del visibile, spingendosi al di là dei confini di una conoscenza fondata solo sulle fredde regole dell'intelletto kantiano. Valentina Angeli squarcia il velo di Maya che separa l'uomo dalla conoscenza di verità eterne individuando la sostanza dell'Essere nell'impalpabile condizione della Luce. Nella dottrina Luriana, la luce divina è intesa come qualcosa che dallo spazio primordiale penetra dentro la materia, come anima di essa, in un tutto omogeneo che uniforma lo Spirito delle cose. Valentina intuisce che la creazione ha il proprio fondamento nella luce. Con coerenza, pertanto, cerca di cogliere quanto di luce si cela ancora ai nostri occhi, penetrando nella più intima dimensione delle cose, dove scintille di splendore sono ancora prigioniere della colpevole opacità della materia. Ecco allora che nella pittura della Angeli, la sostanza-luce diventa forma, una sorta di immagine ideale che si traduce in visioni costruite da brividi di Assoluto: alberi, montagne, cieli, paesaggi estesi all'infinito, varchi improvvisi scavati da accentuati colori dentro intrichi di foglie simili a finestre aperte verso quell'orizzonte sublime di cui parla Leopardi e che Friedrich traduce in un linguaggio di forme che aiutano l'uomo a penetrare il sentimento della propria finitezza. Valentina Angeli diventa la pittrice del sublime matematico: la sua sensibilità si fa uno con l'anima delle cose, col colore del cielo, penetrando la durezza della roccia e la corteccia dell'albero, in un'osmosi di spiritualità che unisce il finito all'infinito, l'arte alla fonte eterna di ogni sublime ispirazione.
Carlo Roberto Sciascia (critico d'arte)
L'iridescenza dell'anima di Valentina Angeli
"Ancor dal monte, che di foschi ondeggia / frassini al vento mormoranti e lunge / per l'aure odora fresco di silvestri / salvie e di timi, / scendon nel vespero umido …". Così si esprimeva il poeta Giosuè Carducci nella sua poesia "Alle fonti del Clitumno", descrivendo un momento di particolare fascino della terra umbra, crogiolo di cultura e "mediterraneità". A quei paesaggi ameni, ricchi di humus e di profonda spiritualità, volge il suo sguardo Valentina Angeli, una delle più qualificate artiste umbre; il suo senso cromatico e la attenta osservazione del territorio le hanno permesso, però, di cogliere atmosfere insolite e particolarmente emozionanti riverberi della sua anima. Lo scenario, che rimanda a quello amazzonico rigoglioso e vergine, coglie i sapori tipici delle foreste umbre in insolite visioni d'insieme, ove le goccioline d'acqua in sospensione giocano a formare una foschia a volte densa, altre leggera ed impalpabile; sono scenografie che si avvalgono di pigmenti soffusi quali sospiri di coralità estreme, dalle tonalità verdi e blu, lussureggianti, esuberanti, con architetture minime pregne, però, di simbolismi occulti dai risvolti esoterici, tesi a guadagnare ogni spazio della tela. Nelle sue opere Valentina Angeli si serve di misteriosi riflessi dalle intense tonalità per stimolare l'immaginazione del fruitore e riportarlo in un mondo incontaminato dalla mano dell'uomo, forse nell'era mesozoica viva per una natura senza fiori ma con un fogliame ricco e florido; le immagini sembrano quasi avvolte in un silenzio sospeso nel tempo, forse in attesa che un suono incomprensibile squarci la tranquillità incombente. Ma questa luminosità, intervallata da luminescenze accese e dal chiarore cangiante dal verde al bluastro, al rossiccio, al giallino dell'intricato mosaico di felci e di cicadee, formanti la lussureggiante foresta, sembra alla ricerca di spazi inviolati, liberi dalla violenta passionalità incombente sul mondo visibile. Il reale si trasforma, così, in atmosfera metafisica echeggiante di rumori naturali e di sottese emozioni al di là del tempo; ma, quando si isola un frammento di reale e lo si proietta in uno spazio onirico atemporale, quando questo elemento si fonde con le intimi sensazioni sedimentate dall'anima e dalla mente, la visione appartiene ad un altro mondo. Valentina Angeli in quei paesaggi evanescenti avverte l'esigenza di iniziare un viaggio introspettivo, laddove sentimenti, desideri, pensieri, così come pure il senso dell'identità, si congiungono e originano profonde riflessioni su di sé e sull'anima umana intesa anche come psyche individuale. La "oikeiosis" (introspezione), emersa dopo una attenta "synaesthesis" (percezione interna), le consente di sviluppare una proiezione del proprio essere in conformità con il "logos universale" e, rapportandosi alla "voce" interiore, la sua introspezione può intraprendere un "dialogo della stessa anima con se stessa" e, quale artista saggia, allontanarsi dagli aspetti futili della quotidianità e dalle passioni svianti per riflettere sulle realtà esistenziali. La sua profonda introspezione la rende cosciente della "voce divina" perché "noli foras ire, in te ipsum redi, in interiore homine habitat veritas, et si tuam naturam mutabilem inveneris, trascende et te ipsum" ("non uscire fuori di te, ritorna in te stesso: nell'interiorità dell'uomo abita la Verità, e se troverai la tua natura mutabile, trascendi anche te stesso", Agostino, De vera religione, XXXIX). A Valentina Angeli l'introspezione consente, infatti, di analizzare il fluire dei suoi stati d'animo in una successione talmente ineffabile da non renderle possibile il distinguerli nettamente; tensione, intensità, capacità di carpire ogni sensazione di fronte a paesaggi indescrivibili offrono alle sue opere accenti tale da far vibrare il cuore dei fruitori tra istanze memoriali e strutture dall'intensa . La tecnica raffinata dell'artista sa dosare le aree di abbacinante luminosità con quelle appena percepite in una palpitante sensazione di intimo calore e le anima di luci soffuse e di evanescenti emozioni. Spazi inusuali che, come per magia, si sovrappongono a pensieri e meditazioni, mentre l'emissione di chiarori da sorgenti diffuse, la riflessione e la rifrazione della luce, da parte di piccole particelle di acqua dissolte nell'aria, si stagliano con incredibile leggerezza e propongono percezioni impalpabili che le velature tipiche della pittura ad olio rendono in trasparenze lievi e delicate, ravvivate in successivi strati di luce in modo che la stessa realtà naturale è resa sacra in attimi magici dal gusto sublime. Nei lavori di Valentina Angeli si assiste all'infrangersi prepotente di colori riflessi, che inducono al miraggio, e di particolari cromatismi, i più affascinanti in assoluto, quelli che possono manifestarsi al tramonto o all'alba per il "sundog mock crepuscolar rays" (letteralmente "cane del cielo crepuscolare", riferito al fenomeno che evidenzia una divergenza dei raggi solari attraverso i bordi di nubi e dei profili montuosi) per i quali la natura si avvale di quel tocco di magia in più, anche in virtù del fatto che possono essere ammirati e goduti intensamente per pochi minuti e solo in determinate condizioni atmosferiche e psicologiche; la loro rarità infonde in queste manifestazioni una ricchezza emozionale unica ed irripetibile. È così che l'artista propone anche colori non esattamente dello spettro della luce bianca: il rossastro spesso tende al magenta, il giallo all'arancione e così via in reazioni dovute alle interferenze della luce illuminante la foresta umbra con le intime pulsioni dell'artista. Dolcemente ella si tuffa nell'iridescenza crepuscolare o nell'effetto della rifrazione dei raggi solari bassi sull'orizzonte attraverso l'umidità ed il pulviscolo atmosferico, caricandosi di colorazioni che variano tra l'arancio e il rosso, mentre blu e verde vengono percepiti come azzurro ciano, rosso e blu come rosso magenta, rosso e verde come giallo in base all'angolo d'incidenza … il tutto filtrandolo con il cuore e con la personale psiche. I suoi boschi rigogliosi rimandano alla stessa "mater magna" latina (la grande madre terra), che sa accogliere e confortare l'uomo nel suo peregrinare sulla terra. Di fronte all'abbagliamento di queste visioni, oltre all'intimo turbamento sembra quasi che l'insieme provochi una soppressione momentanea della vista per l'azione dell'azione luminosa non localizzata sugli occhi. Michel Foucault, nella sua "Storia della Follia" nell'età classica, afferma che "l'oscurità che regna nel cuore stesso di ciò, che è eccessivo nello splendore della luce, … nell'abbagliamento l'indietreggiare generale degli oggetti verso la profondità della notte ha come sua correlazione immediata la soppressione della visione stessa; nell'istante in cui avverte gli oggetti dileguarsi nella notte segreta della luce, la vista cede nell'attimo della sua sparizione". La sensazione, riferibile al visibile, ha come contraltare la personale percezione che permette al fruitore di interpretare tali stimoli attribuendo ad essi un senso, un significato, mentre la sua mente diventa mezzo d'adattamento a fattori rapportabili all'ambiente, ma non a quello "boschivo", quanto a quello intimo dell'artista. La suggestione di queste opere evoca una indagine intimistica, tutta giocata sulla sintesi armonica di linguaggio visivo e di poesia che si traduce in forme e colori; in Valentina Angeli l'immagine affascinante, che evoca e culla i cromatismi in un riaffiorare di emozioni, offre una sovrapposizione tra i messaggi, provenienti dalla realtà che traspare quasi fosse un sogno ed è proposta a livello conscio, e la ricchezza di informazioni che derivano dall'inconscio dall'artista arricchito delle personali esperienze ed emozioni e contenute nella sua memoria a breve e lungo termine. Nelle opere di Valentina Angeli si scorgono elementi malinconici, che le impediscono di aprirsi pienamente alla vita, ma anche una profondità intellettiva ed un desiderio di dissolvere ogni nebbiolina per cogliere appieno l'istante dell'esistenza. Sono sensazioni che si inseguono nella bruma delle valli delle sue visioni naturalistiche e oniriche che, scaturite dal profondo della sua anima, sono in grado di superare lo spazio-tempo fino a raggiungere una congiunzione cosmica. L'artista evita qualsiasi tipo di gestualità o inverosimili astrazioni, ma la sua espressività evoca quella realtà viva di sentimento e di poesia che sente in sé; ella mostra l'iridescenza della propria anima in un processo percettivo globale, che coinvolge diversi aspetti cognitivi, emotivi e motivazionali e, se è guidato dalle accezioni attuali, è sempre condizionato però da quelle passate in immagini, pensieri ed emozioni. Immersi in una suggestione atemporale, si assiste in silenzio al dissolversi dell'anima dell'artista nell'iridescenza sovrapposta alla luce dispersa nel mondo, frantumata nel tempo e nell'universo luminoso in una scia dall'incisivo senso cromatico e dalle diffuse tonalità. La pittura di Angeli con queste evanescenti iridescenze ed i soffi di colore esprime al meglio la luce con i suoi vibranti elementi ed il pensiero che è insito. Il conscio e l'inconscio in sintonia totale si fondono nella sua opera e vibrano all'unisono dando origine a intimi messaggi, sensazioni e interpretazioni del reale dall'elevato impatto emotivo e dalla grande carica espressiva con tecniche e percorsi di ricerca personale. Sembra quasi di sentire: "Ed ecco la luce del primo mattino / che viene a liberare la mia iridescenza: / la mia anima si espande / e tutte le sue forme respirano, / per suonare una crescente sinfonia / da sempre conosciuta. / Arcobaleno, ora conducimi / dove so di dover andare." (Alex N) Valentina Angeli analizza a fondo la luce, nel tentativo di scoprirne i segreti più nascosti ed ogn suo aspetto sia materiale che spirituale, con una potenza espressiva unica grazie ad un linguaggio visivo dalle sottili gradazioni di luminosità e di cromatismi, fusi impercettibilmente in uno sfumato che rende "privato" il paesaggio e l'atmosfera rilucente di vapori soffusi, di nuvole, di umidità, di foschia grazie a sottilissime luminose velature ed all'effetto dello "sfocamento" e dello schiarimento.
Pino Bonanno (critico d'arte)
Valentina Angeli: Abitare il silenzio per vivere la vita Non c’è opera, nel processo creativo di Valentina Angeli, che non rimandi all’idea dello spirito. Uno scavo che diviene, per lei, ragione di esistenza da vivere nella pratica artistica. L’idea dello spirito non ha, ovviamente, nulla a che vedere con il sentimento religioso, che è ben altra cosa e presuppone altro “scenario”. Nel suo modo di “vedere” e operare, la concezione della spiritualità s’identifica con una condizione interiore che è sempre presente nella sua produzione artistica. Sicura che materia e spirito concorrano alla creazione dell’opera d’arte, cerca l’armonia dell’essere come condizione vitale da cui derivare le variazioni dei processi espressivi. Tutto ciò si evidenzia come risultato di un’esperienza estetica rivelata prima nella coscienza e successivamente realizzata attraverso la prassi elaborativa. Niente, nel suo mondo creativo, è improvvisato, istintivo, casuale; tutto è progettuale e si manifesta nella visione logica d’insieme che obbedisce a una costruzione lenta e meticolosa, come quella che regola un atto sacrale. È spiegabile, così, questa mostra che ha una genesi fatta di stimoli e autorevoli “suggerimenti” già al tempo della sua partecipazione a Kranj (Slovenia), alla Biennale del Bianco e Nero, nell’Ottobre del 2013, ma che si apre sempre più a sviluppi sorprendenti. La progettazione di queste opere ha, infatti, un momento aurorale identificabile nell’affioramento e nella rilettura di antiche memorie custodite nel fondo della sua interiorità e con urgenza emerse dall’oblio. Sembrano simili alle reminescenze “millettiane” da cui traeva ispirazione il grande Van Gogh. Il suo impegno attuale si manifesta, quindi, nel ricomporre e ripensare gli appunti, le annotazioni registrate in anni di studio e di ricerca, scrutare e lasciar fluire una percezione e una visione da cui, in continuità, provengono. Proprio per sollecitare l’idea di convertire i singoli frammenti, in un ideale percorso di lavoro che potesse contenerli e celebrarli. Alla potenzialità del bianco e nero, alla loro pregnanza di significati simbolici, si richiamano, quindi, le opere di questa mostra di Valentina Angeli, artista dalle notevoli doti artistico-espressive, la quale si muove con grande coerenza e rigore in una continua ed elaborata ricerca in cui materiali, tecnica, sono utilizzati per sperimentare nel campo pittorico, fino ad approdare a esiti di grande meraviglia e profondità interpretativi. Tutta la scala cromatica nell’artista ternana è storicamente cercata ed espressa per rappresentare il significato dei suoi concetti espressivi: il verde, il turchese, squarci di rosso, il blu, ma il bianco, soprattutto, vera icona della sua arte, come il blu per il francese Yves Klein. Un esaltante percorso nel silenzio del bianco, quasi a vivere intensamente il significato simbolico indicato da Kandinsky: “…un nulla prima dell’origine, prima della nascita”. Sono opere offerte allo sguardo nella loro suggestione pittorica e, al tempo stesso, misteriose nel loro significato più profondo, frutto di una pulsione come interrogazione sulla vita e sulla complessità della sua origine. Tali da penetrare nell’infinito dello spazio-tempo in una continuità immediata tra emozione e colore, tra osservazione della realtà e creazione lirico-fantastica. Nel “bianco e nero”, l’Angeli, trova la luce, la sintesi finale di tutti i colori teorizzata da Isaac Newton e da Eugène Chevreul, luce che esalta la vibrazione interna delle superfici, mettendo in evidenza nello spazio l’espansione emotiva della stessa opera, così come sentita dalla sua personale soggettività e tensione interiore. È un’artista rigorosa, che pone molta cura nella scelta e nella preparazione dei materiali e del colore utilizzati, in un impegno di grande passione professionale, il cui risultato non è mai espressione di angoscia, ma di tensione verso il raggiungimento di una dimensione positiva, oltre le incertezze, le paure che pervadono la nostra esistenza. Dal “figurativismo” deriva la sua individuazione delle possibilità espressive della materia, ma con una speciale attenzione a far emergere, non il gesto immediato dell’espressionismo, ma una metodica, lenta, vitalità del colore che avvolge e richiama i moti interiori. Valentina Angeli mitiga il fragore delle emozioni nella riflessione e nella contemplazione e ai disordinati e assordanti rumori della realtà quotidiana, preferisce i percorsi silenziosi nei mondi dell’interiorità. Difendendo gli esiti raggiunti con gli sbocchi espressivi insiti nella forma, colore, materia, rigorosamente studiati ed elaborati, elementi centrali della sua poetica, costruisce una personalissima cifra espressiva, ricca di stimoli e di suggestioni simboliche, in una qualità formale di grande forza, sempre in sintonia con il clima culturale e artistico contemporaneo. Le sue opere rappresentano l'essenza e l’esigenza di un percorso artistico che, con gli anni, si è irrobustito, diventato più ricco di suggestioni e di esiti, nell’essenza primaria del dire di sé. Essenza come sintesi di mezzi espressivi, che esaltano i valori, lo spirito, le elaborazioni che caratterizzano tutte le opere di questa artista, tenace quanto fragile, volitiva quanto sensibile. In definitiva, la sua vera forza espressiva si evidenzia ai massimi livelli attraverso i silenzi, che invadono le sue elaborazioni senza tempo, eteree, ottenute per rinuncia di segno, di gesto, di colore, dove la luce affoga di bianco e squarcia le immagini, anche quelle ricordate con la variazione del colore. Silenzi rispetto all'assalto cromatico di lavori precedenti, in cui la dominante blu e verde sgorga come sorgiva dall’interno della materia, che l'artista plasma e tempera per cercare di lenire l’inquietudine del mondo. Il gioco delle piccole variazioni fra bianco e nero, o fra le immagini della natura arborea diventa cifra, ricamo insistito dell'artista che interviene con la maniacalità propria delle opere più complesse. Ciò è sempre ribadito, nei precedenti, come in questi lavori, in cui si evince sempre, oltre al rigore dell'esecuzione, una ricerca minuziosa e calcolata che non lascia spazio al caso, ma trova nella mente l’intensità del fare: giochi mentali, ma anche ansie, paure, sofferenze, speranze. Opere facilmente assimilabili dalla percezione visiva, accattivanti nell'uso puro del colore che si fa nobile strumento steso dall'artista e che esprime, anche solo attraverso una semplice tela, la vitalità e l'anelito di chi ha fatto dell'arte la sua ragione di vita.
Franco Profili
A proposito di PAESAGGI UMANI In quella che ormai è diventata una vita passata a curiosare nelle botteghe, nelle case e, non di rado, pure nelle vite degli artisti e dei creativi che con il loro lavoro provano a dare un senso e una dignità ad un mondo che sembra avere perso la testa, e non solo quella, nella rincorsa verso una globalizzazione della cultura che vuole fare tabula rasa della storia, delle tradizioni, della identità e del carattere di ogni comunità, la costante che ha distinto il mio lavoro nel mondo dell’arte è stata proprio quella di dare voce alle diversità e unicità che popolano la piccola porzione di terra in cui viviamo. Certo questo metodo personale nulla ha a che fare con gli studi ed è solo lontano parente di quello che possiamo definire un lavoro curatoriale scientifico. Il risultato di questa mia scelta è che lascio ai professionisti il peso delle strategie, degli affanni, del lavoro di tessitura dei rapporti utili a costruire successo e riconoscimenti, mentre a me restano quelle che gli altri evidentemente ritengono cose di poco conto, la qualità dei rapporti umani e, scusate se è poco, la libertà di poter dire senza rischio alcuno per una carriera che non ho da salvare, cosa penso di questo cavolo di mondo e dei suoi abitanti. A questo punto della storia è certo che io e gli altri ci muoviamo per obiettivi diversi, gli uni alla conquista dei palazzi, delle poltrone e dei mercati, io, molto più semplicemente, a vivere e assaporare le occasioni e gli incontri dati dalla vita: cosa ci si guadagni e cosa ci si perda ad essere da una parte o dall’altra è cosa da lasciare al momento in sospeso, in attesa di approfondimenti che di certo non faremo mancare. Ogni tanto comunque, e più spesso di quanto venga da pensare, avviene il miracolo e quelle che sembrano strade distanti e impossibili da fare incontrare (quelle consigliate appunto dal cuore e quelle ragionate invece dal cervello) arrivano a convergere sul lavoro di artisti che evidentemente hanno la capacità di battere e superare gli schemi, le categorie, le diffidenze e le rivalità costruite dal (presunto) sapere degli esseri umani e dalle squadre da loro messe in campo. A proposito di TITOLI Questo è esattamente il caso di Valentina Angeli il cui lavoro ha la forza di raccogliere e mettere insieme, oltre a quelli del pubblico, gli unanimi consensi della critica, quella ufficiale, quella militante e pure quella libera (termine che non so se esiste ma che, come dice Catone, un carissimo e simpatico venditore di tappeti, suona bene) e di certo non aveva proprio bisogno di questo mio, piccolo e tardivo, contributo. Seguo il suo lavoro soltanto da qualche mese e con sincerità debbo dire che mai mi era passato nella mente di arrivare un giorno a poter costruire con lei un progetto espositivo. Ma, come già anticipato nella apertura di questo breve testo, qualche motivazione al mio essere (diverso) in questo mondo dovrò pure darla, così un giorno, dopo averla presa a male parole per i titoli inutili che usava affibbiare a opere che – a differenza delle molte, troppe, che senza quelli neanche vivrebbero – parlano da sole senza il bisogno di orpelli e ulteriori spiegazioni, mi è venuto di lanciarle una sfida. A quel punto eravamo semplici conoscenti è chissà come osai dire la mia sulla convinzione che l’opera d’arte perfetta può essere solo quella a cui si arriva attraverso un lungo e a volte anche doloroso processo (mentale prima che pittorico) di continua sottrazione di tutti quegli elementi che stanno lì solo per ammaliare il pubblico e, spesso, a confondere ulteriormente le idee dell’artista se non a nascondere e camuffare la pochezza delle stesse. Per qualsiasi forma espressiva praticata dall’uomo sta proprio nella capacità di sintesi lo spartiacque tra l’arte nelle sue forme più alte e quella da dilettanti che ognuno di noi è libero di fare per se stesso, per i parenti e per gli amici: per assurdo il concetto è sintetizzabile nella formula “più metti e meno hai da dire”. Per riportare questo mio pensiero alla pittura di Valentina, da sempre legata ad un figurativo che, pur rimanendo assolutamente tale, è cresciuto negli anni fino ad arrivare a guardare, con curiosità, affetto e complicità altri mondi, la sfida è stata proprio quella di invitarla a tentare di vedere cosa mai sarebbe potuto succedere ad una formula divenuta negli anni perfetta riducendo al minimo l’uso del suo principale ingrediente: il colore, appunto. Sin troppo semplice e naturale, per chi, come il sottoscritto, nella precedente vita da artista (precedente solo perché oggi ci provo con modi, tecniche e finalità diverse), ha fatto dapprima di un solo mezzo, il disegno, e poi di un solo colore, il nero, gli strumenti per arrivare alla già ricordata sintesi, ma certamente più complicato per chi invece, come Valentina, ha fatto dell’uso del colore tutt’altra storia. A proposito di SFIDE che diventano DIALOGHI Così la mostra proposta da “Officinaed’Arte” #4 muove proprio da quella nata nella mia testa come una sfida, sfida che l’artista ha accettato senza battere ciglio, come se fosse la cosa più naturale da provare a questo punto della sua vita. Le opere monocromatiche che presentiamo per la prima volta a Terni parlano un linguaggio che regge senza timore alcuno il confronto con le sorelle fatte di più colori tanto che abbiamo deciso di presentarle in mostra e in questo catalogo non come lavori a sé ma a contatto e in dialogo diretto con quelli per i quali Valentina è stata sino ad ora conosciuta. Quando abbiamo deciso che fosse arrivato il momento di vederci per valutare le opere e la loro presentazione per questa mostra ci siamo ritrovati a scegliere pezzo dopo pezzo esattamente le stesse cose e il lavoro duro è diventato per entrambi quello di provare a spiegare con i nostri miseri argomenti tecnici il perché di quelle scelte a mia figlia Asia che con fare deciso proponeva, punto per punto, esattamente il contrario sottolineando che lei rappresentava in quel momento i gusti del “pubblico” mentre noi non si sa bene cosa. Superato l’impiccio e restati – conoscendo la cocciutaggine della ragazzina che supera di molto la mia, ne sono certo – ognuno sulle proprie posizioni, ci siamo quindi ritrovati a costruire la traccia di un percorso espositivo in cui, non so per quale misterioso meccanismo, il rapporto tra i lavori monocromatici e quelli fatti da più colori invece di creare problemi e conflitti, si è presentato ai nostro occhi come un rapporto di complicità in cui, in uno scambio alla pari, gli ultimi arrivati finiscono per dare sostegno agli altri e, a loro volta, da quelli ricevono nuova luce: per arrivare, insieme, ad avere un valore complessivo che ognuno di voi potrà valutare essere di gran lunga superiore alla somma di ogni singolo componente preso da sé e isolato dagli altri. A proposito di CORALE A proposito di diversità nelle motivazioni, nelle scelte e nelle tecniche che fanno di ogni vero artista un caso unico e non replicabile, la pittura che presenta Valentina, a differenza di quella proposta da Alessandro Vignali che l’ha appena preceduta in questo stesso progetto, parla di un mondo in cui i rapporti tra gli esseri umani e tra questi e la natura, sono fatti di dialogo e confronto svolti, almeno all’apparenza, per vie non conflittuali. Che poi sia proprio uno come il sottoscritto – impegnato negli ultimi anni a usare le arti visive per dire la sua di un universo di cui non è neanche per un po’ contento – a dover fare i conti con una artista impegnata da sempre nella rappresentazione di un mondo ben più pacifico e sereno di quello che rode il mio cervello è solo l’ennesima, speriamo non ultima prova, di come nella vita, almeno per il sottoscritto, tutto sia ancora possibile. Per tornare al concetto con cui ho iniziato questo testo, sul tema dei (brutti) mondi reali e della libertà che ognuno di noi ha di immaginare e anche costruire dei (diversi) mondi possibili, Valentina è solo l’ultima di un nutrito gruppo di artisti ed operatori che a Terni continua a produrre e realizzare cultura lasciando aperte le proprie case al vento ed alle idee che vengono da lontano. Questo è il mondo possibile in via di costruzione da queste parti grazie al contributo degli artisti e dei creativi da me coinvolti (oltre 500 proposti nelle mostre ufficiali delle varie edizioni di CavourArt Festival e 80 solo per “Arte al cubo”) nei progetti che nell’ultimo decennio hanno fatto di Terni una città magari poco “accademica” ma di certo più libera e accogliente di tante altre. Figuratevi da quale altezza, evidentemente non solo morale, ci permettiamo di assistere alle vicende dell’altro mondo, quello cosiddetto reale, sorridendo delle manovre che riempiono le giornate dei nuovi barbari e dei tanti che si illudono di difendere a colpi di strategie, di fossati e di barriere i privilegi dati dal caso e dalla fortuna di essere nati nella parte ricca di questo mondo.